Mia figlia va alle medie

Mia figlia va alle medie

Quando ho aperto questo blog era agosto 2009. Ida aveva meno di due anni. Io ero una mamma in crisi con una depressione post partum che non se ne andava e una figlia che ancora dormiva al massimo 1 ora e mezza filata (notte e giorno).

Lunedì mia figlia andrà alle medie.

A dicembre compirà 11 anni e sono cambiate infinite cose.

Per prima cosa sono cambiata io: ho chiesto aiuto, sono uscita dalla dpp, ho cambiato lavoro e stile di vita seguendo ciò che amavo fare, sono andata di nuovo in crisi con me stessa e poi mi sono ricostruita pezzo per pezzo grazie a un percorso importante di coaching, PNL (quella vera, quella buona e fatta bene) e Yoga della Risata.

E poi lei è cresciuta…cazzarola quanto è cresciuta! E quanto in fretta!

Questo ha anche cambiato il rapporto fra lei e mio marito (figlio della cultura “Gli uomini non sanno gestire i bambini”…che stronzata!) che è un papà presente e attento.

Avere una figlia di 11 anni è meraviglioso. Sappiatelo.

Come dico sempre alle giovani madri con figli sotto i 6 anni, dalle elementari in poi è tutto più semplice. Almeno per me è stato così: inizi a relazionarti con loro su un altro livello, meno di cura fisica e assoluta dipendenza.

Soprattutto quest’ultimo punto dona molto respiro: piano piano acquistano sicurezza e autonomia, e tu prendi fiato…per poi trattenerlo quando vogliono fare un passo in più, magari lungo, magari lontano da quei percorsi sicuri che gli hai costruito attorno.

L’importante è incamerare ossigeno, osservarli a distanza e lasciarli fare, spronarli se serve, perché è il nostro ruolo: aiutarli a crescere e lasciarli andare per la loro strada, consci che in qualunque momento saremo pronti a sostenerli.

Negli ultimi due anni Ida è cambiata tantissimo, è diventata una ragazzina ancora più sveglia, osservatrice, riflessiva (ma non silenziosa…quello mai, credo che possa pronunciare un numero di parole al minuto che tende a +∞) e simpaticissima.

Indipendente ma ancora coccolosa, amante della lettura e della cucina, così simile a me e a suo padre ma anche tanto diversa, tutta se stessa insomma.

Io rendo grazie, rendo grazie ogni giorno per lei, per mio marito, per la mia famiglia e la sua, per gli amici, per il lavoro che mi sono scelta e costruita, per la nostra casa e per il paesino in cui viviamo. Rendo grazie per la vita.

Come genitori, ci aspetteranno senza dubbio anni “intensi” (per non dire duri) perché non mi faccio illusioni sull’adolescenza di una ragazzina fantastica anche nella sua determinazione e cocciutaggine, così come nella sua sensibilità.

Confido che dialogo e fermezza saranno come sempre le direttrici su cui fondare il nostro rapporto, i paletti sicuri a cui potrà appoggiarsi per avere conforto, confronto e limiti, tre cose senza cui crescere è durissima.

Ci amerà, ci odierà, vorrà essere noi e completamente diversa da noi, soprattutto da me, ma va bene così, perché questo è crescere e ricordo bene com’è stato.

Insomma, se guardi tuo figlio o tua figlia muovere i primi passi e ti chiedi se ne uscirai viva, la mia risposta è sì. E sarà un viaggio fantasmagorico!

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