Una risata ci salverà

Quando ho scelto di essere un challanger di #24oredirisateperlavita, ero carichissima. Lo sapete bene, ve ne ho parlato qui.

Poi sono passati i giorni, il 4 novembre è diventato sempre più vicino e una domanda ha iniziato a tormentarmi: ma perché mi è venuta questa idea?!?! Ma cosa pensavo di fare?

Io che ho fatto il leader training di Yoga della Risata appena a inizio settembre, io che sono così incostante nella meditazione della risata quotidiana, io che venivo da un periodo difficile fisicamente e mentalmente e che mi sentivo così provata da aver di nuovo bisogno di aiuto per dormire.

Ero arrivata seriamente a pensare di chiedere a Caterina di passare a staff, ma alla fine la paura di deluderla e la certezza di cosa mi avrebbe risposto mi ha fermata: “Se hai detto di sì vuol dire che Cosmo pensa sia una buona idea” alternato a “Solo il leader training di YdR ti ha restituito la tua vera luce”. Come ci combatti con una così? Semplice, non combatti e speri di riuscire a nasconderti in qualche modo quando crollerai nelle 24 ore di tentativo di record.

Ci siamo! Il Convegno

Quando il 4 novembre sono arrivata al convegno ho iniziato seriamente ad avere difficoltà nel trovarmi catapultata in una grande famiglia di cui io conoscevo pochissime persone davvero bene, più qualche altra superficialmente. Fare la diretta del’evento mi ha aiutata a concentrarmi, gli interventi meravigliosi mi hanno sostenuta e a pranzo ho preso il coraggio a due mani e mi sono seduta al tavolo con altri challanger sconosciuti.

Sono stati tutti carinissimi, ma io continuavo a sentirmi una particella di sodio.

Dopo la seconda parte del convegno siamo arrivati alla cena e lì, seguendo Monica, una delle poche persone a cui aggrapparmi, mi sono seduta con altri della nostra squadra, lo splendido Team Rosso

#24oredirisateperlavita Team Rosso

Lì ho iniziato a sentirmi meno sola…ma comunque me la sarei data a gambe volentieri.

#24oredirisateperlavita

Il giorno dopo abbiamo iniziato. Regole ferree, non si scappa: 8 turni da 3 ore, 15 minuti di pausa fra uno e l’altro per andare in bagno, mangiare e dare segnali di vita a casa, fare esattamente le attività previste nei vari momenti e seguire tutte le indicazioni del mitico staff.

Dopo le prime 3 ore ci sentivamo tutti Superman: carichi, fighissimi, allegri, la pelle che si distendeva e io mi sentivo veramente bellissima. Il mal di testa con cui mi ero svegliata alla mattina se ne era andato e gioivo come pochi.

Alla seconda pausa avevamo capito cosa ci avrebbe dato più problemi: gli esercizi di riscaldamento della risata e il gibberish, perché portarli avanti per 30 minuti l’uno è stata davvero durissima. Durante i Club della Risata si arriva al massimo a 15 minuti l’uno…30 sono tantissimi! Comunque arrivati a questo punto consumavamo 200 kcal/h e avevo già percorso 7,7 km.

Dopo il terzo blocco ho scoperto di avere muscoli addominali di cui non conoscevo l’esistenza e il freddo che prima non percepivo iniziava a farsi sentire, fino a che alla quarta pausa le voci se ne sono andate e ci siamo resi conto di ridere come Priscilla La Regina Del Deserto. Dio benedica sempre lo staff e il suo tè col miele.

La risata continua a essere di un bel livello energetico grazie a un team meraviglioso che ringrazierò sempre per il semplice fatto di esserci. Dai capitani Sara e Stefano a tutti gli altri: Monica, Alessandro, Enzo, Alessia, Stefania, Evi, Mariapaola, Claudio, Lorenza, Rossella…grazie!

È al quinto blocco che abbiamo le prime crisi: 3 persone piangono mentre ridono, due di loro non stanno bene per infreddature precedenti e uno dei membri del Team Blu deve lasciare perché la febbre ha vinto.

A questo punto capisco che il mio andare in trance appena sento una musica vagamente ipnotica è una mano santa perché durante il rilassamento e lo yoga nidra (ok…a volte anche durante l’humming) riesco a dormire profondamente e ci vuole tutto l’impegno e la delicatezza dei miei compagni per farmi tornare alla vita.

Gli ultimi 3 giri da 3 ore hanno come filo conduttore il guardare all’arrivo del Team Nero, capitanato da Richard Romagnoli, come l’arrivo della cavalleria, degli Alleati e del Millenium Falcon in una volta sola. Negli ultimi 5 minuti di ogni sessione di risata il team che rideva era sostenuto da quello entrante e niente ci rendeva più forti di quei pochi secondi prima del loro ingresso sul ring della risata.

Proprio così abbiamo retto fino alla fine, incoraggiati da chi era fuori dal ring, riposandoci appena potevamo, scandendo i secondi che ci separavano dallo scadere di quelle 24 ore. Abbiamo retto alla grande, siamo stati forti e sorridenti…per 23 ore e 50 minuti.

A questo punto il DJ attacca Gli Altri Siamo Noi, il nostro team è alla risata, gli altri fuori stanno ballando e io ripenso alle parole di Sara che prima di iniziare mi ha detto “Me lo sento: finiamo noi” nonostante dopo ci fosse teoricamente ancora un turno segnato sul programma.

Poi succede. A -5 minuti il Team Nero entra cantando e ridendo, alzo gli occhi e Caterina (che ci stava aiutando a ridere) è in lacrime nella risata e io pure continuo a ridere con le lacrime che scendono a fiumi. Richard mi si avvicina. mi prende le spalle e mi stringe forte.

-3 ed entra il Team Verde.

-2 ed entra il Team Blu.

-1 e continuiamo a piangere e ridere, ci alziamo in piedi e il giudice, commosso e felice, ci dice che sono gli ultimi 30 secondi e poi il Record sarà nostro.

E niente è più la stessa cosa.

Ho trovato casa in questa grande famiglia meravigliosa, sono stata amata e accolta con le mie debolezze e il mio sorriso, con la mia forza e la mia timidezza, con tutto il carico ingombrante che significa essere me.

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E ora che succede?

Ci ho messo giorni a scrivere questo post, giorni intensi che mi hanno fatto riflettere molto, giorni felici in cui sto ricentrandomi sulle cose che amo e sulle persone che sono la mia vita.

Mi sto facendo domande, sto rimettendo in fila i miei obiettivi e le mie priorità. Senz’altro sono cambiata molto, la felicità è una scelta, la gratitudine di cui ci ha parlato Assunta Corbo anche. Come integrerò tutto questo con la mia vita “di prima”? Ancora non lo so, ma so che ci sarà un modo.

Perché così come non sono più stata la stessa persona dopo il mio matrimonio e dopo la nascita di mia figlia, allo stesso modo non posso essere più la stessa persona dopo questo avvenimento che mi ha scossa nel profondo, dando nuovo assetto alle mie fondamenta.

Vi auguro di incontrare sulla vostra strada la Terapia della Risata, vi incoraggio a cercare il Club più vicino a voi e a chiedere aiuto a The Bridge for Hope se voi o un vostro caro state combattendo il cancro, perché tutto ciò che abbiamo fatto è stato per portare alla luce una verità scientifica: la laughter therapy aiuta i malati affiancando la terapia medica in una sinergia che ottimizza i risultati e rende più forti pazienti, famigliari, medici.

Perché la risata è amore per la vita e insieme ce la terremo stretta.

 

Credits foto: Gianluca Sgattoni

Commenti

  1. Grazie presumo sia l’unico termine in grado di uscire dalla mia bocca..

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