La gola

fragilità-paura-delicatezza

No, non è la fame.

È la gola che si chiude, il cuore che risale, è di nuovo quella maledetta sensazione che da anni non arrivava. Il panico.

Ingiustificato, assurdo, improponibile.

L’esorcismo? Le parole. Come sempre.

Quelle parole scritte a fiume davanti al foglio bianco senza nessuna cognizione, senza scopo, senza progetto.

Perché le scrivo qui non lo so. Di solito in questi casi uso “l’altro posto” quello dove entro solo io, il mio diario. Ma oggi no, oggi ho bisogno di scrivere qui.

Forse perché quando ho iniziato a scrivere questo blog l’ho fatto proprio per questo motivo, forse perché negli ultimi mesi (anni forse) il mio progetto, i piani editoriali, la creazione del mio mondo tanto amato hanno iniziato a perdere di spontaneità, a essere meno me e più la risposta a un bisogno esterno.

Ultimamente in rete si parla molto di “patto editoriale”, di aspettative dei lettori, di non tradire queste aspettative e di rispettare quel mood che ci si è costruiti attorno.

Ecco, io quando mi vedo caselle attorno reggo a lungo, ma a un certo punto sento la gabbia che si stringe troppo e vado in pacco.

Forse è questo che sta succedendo. Troppi birilli da tenere in mano in una volta sola. E non sono mai stata brava con la clownerie.

Da due giorni mi ritrovo a non respirare. Ad avere paura. A chiedermi qual è la prossima cosa che sbaglierò, la prossima persona che mi dirà “Ma come hai fatto a scordarti? Tu non scordi nulla!”. Mamma mia ma davvero non mi è concesso cedere? Oddio quando ho abituato le persone a tutto questo? Quando ho smesso di concedermi l’umanità di un errore?

Forse è di me stessa che ho paura. Di scoprire quanto sia fragile il castello costruito attorno, quanto sia fatto sulle capacità di qualcuno che non sono io ma solo l’idea che ho permesso agli altri di farsi di me, dell’illusione che ho creato.

Vedo sempre più persone nascondersi dietro un’immagine falsata fatta di “ce la faccio sempre”, di stupidi “non ci sono problemi”, quando i problemi ci sono eccome e vengono proprio dal posto più difficile da raggiungere: il nostro cuore.

Come dice la mia amica Silvia, se fossi capace di seguire i consigli che regalo agli altri avrei un terzo dei problemi. Ma come cantava De Andrè? “Si sa che la gente dà buoni consigli sentendosi come Gesù nel tempio, si sa che la gente da buoni consigli se non può più dare il cattivo esempio”. Il punto sta lì: mi sono tolta il diritto di fare scivoloni, di non essere all’altezza, di sbagliare e di essere “cattiva” (leggi: umana).

Fa paura. Mi è stato detto “Ti vedono come l’assoluta integrità. A te non perdonano niente.”. Ecco…ancheno grazie.

Ho bisogno di leggerezza. Me la riprenderò.

Commenti

  1. Sara, i tuoi consigli sono dati col cuore per dare aiuto sincero, non sono certo consigli ipocriti! Sei una persona splendida, piena di interessi e di voglia di fare. Ma non sei un robot ed è ovvio che ogni tanto qualcosa sfugga!Ed è giusto che tu rivendichi il diritto di essere “imperfetta” di non aver sempre tempo per tutti e per tutto! “ogni tanto molla il colpo” dicevi qualche giorno fa. Bene, fallo!

  2. Essere citata mi ha commosso, sto piangendo. Ti sono vicina, lo sai e sarò sempre pronta a dirti quello che vedo di te da fuori, perché tu riesca a vederti meravigliosa come ti vedo io, come ti vedono le tue amiche.
    E crolla, vai in mille pezzi, cadi se è il momento di cadere. Io sarò poco distante armata di pistola per la colla o di scopa e paletta pronta a rimetterti in sesto.
    Non sei sola.

  3. Lo sai che vengo a Gualtieri per 3 sere?…. ti faccio respirare io, vedrai! con affetto tua attricik

  4. Che bellezza leggere questi commenti. Condivido tutto. A volte dai pezzetti si possono costruire nuove cose e tu hai questa capacità, di scoprire sempre una nuova Sara.

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