Tradizioni e memorie

Ci ho messo molto tempo a meditare questo post.

Siamo quasi alla fine del mese e mi ero ripromessa di scrivere almeno qualche riga sul tema del mese di genitoricrescono perché sono una persona fortemente radicata nelle proprie tradizioni, storie, memorie.

Potrei dire che è stato il poco tempo di questo periodo a bloccarmi, o la programmazione stringata di questo blog da incastrare con quella di tutti gli altri con cui collaboro…ma non sarebbe completamente vero.

La verità è che ho molto pudore del mio passato.

E’ il pudore dei dolori forti, delle famiglie difficili, delle eredità pesanti.

Ho aspettato molto tempo prima di riuscire a guardare con comprensione a questo passato, a far sì che il dolore si facesse memoria, che la storia diventasse narrabile e che le tradizioni fossero ripulite dalla patina del dolore che troppo spesso le offuscava.

Quello che vorrei lasciarvi oggi con questo post è un messaggio se non di speranza almeno di possibilità: può succedere.

Ci sono cose che si pensa ci staranno addosso per sempre, ma non è così. Se ne può fare un sacco, gettarle lontano e guardare la nostra storia personale ripulita dalla rabbia, da dolore, dall’odio (per altri o per sè stessi).

E’ quasi Natale, il periodo per eccellenza in cui si tramandano tradizioni, e quest’anno vedo la mia vita come il frutto delle tradizioni del passato, delle memorie condivise, della storia e delle storie di cui ho fatto parte.

Tramanderò queste tradizioni a mia figlia, ringrazierò i miei genitori per averle trasmesse a me, abbraccerò mio marito con la gratitudine di aver scelto me per crearne di nuove.

Perchè un giorno anche mia figlia racconterà ai suoi figli del pranzo a casa della zia per Natale, delle verze la sera della Vigilia, di quel pezzo di pane lasciato sul tavolo apparecchiato per Gesù Bambino.

E racconterà di datteri rubati da bimbi golosi una sera d’inverno a un commesso viaggiatore che girava col carretto, o anche di cenoni della Vigilia preparati dalla nonna e dal marito di sua sorella con Last Christmas a manetta e una bottiglia di vino bianco da sorseggiare con la scusa “dobbiamo metterlo nel pesce”.

E ci sarà la storia del nonno che voleva un Natale sobrio ma la nonna e la mamma glitteravano qualunque cosa…nonno compreso!

E i bambini rideranno e resteranno a bocca aperta e chiederanno “Mamma me lo racconti di nuovo?”. E lei ricomincerà da capo carezzandogli la testa.

 

Questo post partecipa al blogstorming di genitoricrescono.

Commenti

  1. e mi sa che con Ida anche tu avrai nuovi deliziosi ricordi da mettere nel cassetto. Un abbraccio

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