I nonni: per me croce (il passato) e delizia (il presente)

crescere con i nonni

Fino a qualche anno fa parlare di ruolo dei nonni in famiglia per me sarebbe stato duro.

Il rapporto con i miei nonni è stato molto burrascoso. Erano persone arrabbiate, opprimenti, che volevano controllare tutto e tutti e soprattutto i miei genitori e noi nipoti.

Cercavano di comprarci con regali e soldi, ma non capivano che il modo migliore per avere il nostro amore sarebbe stato quello di far vivere tutti noi con serenità.

Sono stata arrabbiata con loro per quasi tutta la vita, anche dopo che erano morti, e non capivo come i miei genitori non lo fossero.

Poi ho conosciuto i miei suoceri. E ho scoperto che il rapporto con loro poteva essere sereno.

Si discute, alle volte anche parecchio animatamente, ma l’amore e il rispetto restano alla base di tutto.

E ho ascoltato i miei genitori. Ci ho messo anni a capire come l’amore sia talmente forte e meraviglioso da portarti a ricordare il meglio, rielaborando il peggio (non dimenticando). Ho dovuto davvero sedermi e ripensare a tutte le volte che mi hanno ripetuto che le cattiverie dei miei nonni erano il retaggio di qualcuno che non era stato mai davvero amato e che quindi non sapeva come fare a dare amore a noi.

Ho dovuto ascoltarli quando mi ricordavano le torte preparate con mia nonna Tina, la favola “Il maro bianco e la torre di miele” che mia nonna Wanda aveva inventato per noi e tutte le volte che mio nonno mi caricava sulla bici per andare dal fornaio a comprare il pane caldo di forno (e mi dava l’impasto crudo).

Ho dovuto guardare loro quattro giocare con Ida con un’armonia meravigliosa, trovare il telefono occupato per ore perchè Isabella e mia madre stavano fondendo le rispettive cornette a furia di parlare, e vedere mio padre e mio suocero ridere insieme parlando della loro nipotina.

Non è solo l’aiuto pratico (immenso!) che mi danno i miei suoceri che abitano vicino a noi o il sapere che in caso di emergenza posso sempre contare sui miei genitori.

Quello che conta per me è sapere che nei ricordi di mia figlia i nonni saranno sempre una magia, un dono, un amore immenso e senza ombre.

E questo non ha prezzo.

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Commenti

  1. Odette Favini dice:

    Per me è stato diverso 🙂
    Il nonno paterno è morto poche ore dopo la mia nascita, e da quanto mi è stato raccontato nel tempo di lui, il mio papà gli assomiglia molto.
    Gli altri nonni, ho avuto la fortuna di conoscerli, di non apprezzarli, e di apprezzarli in tempo, per godermi quanto sono stati capaci di darmi.
    Ora non ci sono più, e mi mancano… nonostante io sia stata in grado di recuperare il tempo perso, per me non è stato abbastanza, avrei voluto dare di più.
    I nonni materni, erano gente di montagna, con le loro abitudini dure, con i loro dialetti. Ricordo che, uno dei miei fratelli da piccolo, aveva preso un ceffone, solo per non aver portato l’attrezzo giusto… come poteva, sapere a 4/5 anni il nome di un utensile, quando gli veniva chiesto in dialetto stretto.
    Mio papà, dopo quell’episodio, non ha voluto che vedessimo i nonni, per molto tempo, mia mamma, quindi, a volte ci portava da loro. E’ stato così per diversi anni. Il rapporto con mio papà non si è più ricucito, non che ci sia mai stato del feeling tra loro, ma, nessuna delle parti, ha mai avuto seriamente intenzione di collaborare, almeno pensando al futuro, ovvero a noi nipoti.
    Ricordo pochi episodi di quando ero bambina, il tempo è passato, e molti ricordi sono offuscati, lo spazio è occupato da altri pensieri. Un domani, quando la mia mente sarà abbastanza vecchia, forse, avrò la fortuna di ricordare quei momenti vivendoli come il presente.
    Mi mancano i miei nonni.
    Mio marito alcuni anni fà aveva ancora una bis nonna, e tutti i 4 nonni. Poi negli ultimi 7 anni, qualcuno ci ha lasciato.
    Lui non conosce l’immensa fortuna di avere dei nonni, fatti a loro modo, è vero, ma unici.
    Si finisce sempre per apprezzare le cose quando non ci sono più, ed è un vero peccato!
    Non è sicuramente semplice andare d’accordo con chi ha qualche generazione in più rispetto alla nostra, ma hanno tanto da insegnarci.
    Io stavo ore ad ascoltare i racconti di guerra di mio nonno, la vita di montagna di mia nonna, e il fatto che mia mamma, ne parli ancora, mi fa’ stare bene. Sono storie di vita vissuta, un passato che non c’è, che noi non viviamo, ma che c’è stato, vissuto sulla pelle di quelle persone, e non letto in un libro. Ho imparato molto da quelle storie. Quando ero bambina mi piacevano, ma non ne traevo gli insegnamenti, che invece vedo oggi. Grazie nonni, perché anche se per poco, ho avuto la possibilità di sentire i vostri racconti, ho ricevuto i vostri abbracci e baci, e sono quella che sono, anche grazie a voi, e alla vostra storia <3

    Odette

    • mammachetesta dice:

      Grazie Odette per il tuo racconto.
      È saggio, onesto, ricco di amore ma anche di consapevolezza a volte dolorosa.
      Davvero grazie.

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