Conciliazione, lavoro e maternità

mom at workParlare di conciliazione è diventato sempre più difficile perché sembra che ormai tutto sia stato detto e che ogni nuova parola non sia nuova ma solo ridondante.

Quindi oggi voglio provare a parlare della falsa conciliazione, ovvero di quelle situazioni in cui magari hai il part time (e lo so che è già una condizione privilegiata!) oppure altre forme di sostegno, però poi se non fai tutti gli straordinari che ti chiedono o se prendi un permesso perché tuo figlio sta male e non sai a chi lasciarlo resti al palo, o peggio ancora fai continui passi indietro fino a ritrovarti se non fuori dalla porta per lo meno sulla soglia.

I permessi per malattie dei figli sono ridicoli e lo sappiamo: dopo i tre anni ogni genitore ha diritto a cinque giorni l’anno di permesso. Quale dei vostri figli ha mai fatto solo dieci giorni di malattia all’anno? Per lo meno fino ai sette anni direi che è utopia pura.

Ok, le aziende non possono farsi carico da sole di questi problemi perchè per loro comportano costi non indifferenti, ma molte donne potrebbero lavorare da casa in questi frangenti e anche in condizioni di normalità, garantendo comunque la conclusione dei vari incarichi.

Purtroppo però in Italia c’è ancora una fortissima cultura delle presenza in ufficio come metro di valutazione della produttività.

Ovvero: se non ci sei non lavori, se non posso controllarti a vista allora di sicuro tu non stai facendo il tuo dovere.

In un contesto economico in cui il lavoro libero-professionale aumenta sempre di più per la scomparsa del posto fisso questo modo di pensare risulta essere un anacronismo di proporzioni enormi.

Ci sono moltissimi lavori che potrebbero essere svolti almeno in parte al di fuori dall’ufficio.

Basterebbe una connessione wifi, un account di posta aziendale che giri su gmail (si possono creare account gmail con @azienda.it), un accesso al server aziendale da remoto e un cellulare.

Tutte cose possibilissime nel 2012, ma ancora quasi impensabili per la maggior parte delle imprese, soprattutto medio-piccole.

E invece ci si ferma a “Ti ho dato il part time, cos’altro vuoi?“.

Beh, magari che tu non mi chieda di essere alle otto del mattino a cinquanta chilometri di distanza dall’ufficio almeno due volte a settimana costringendo mia figlia a levatacce perchè il padre dovrà portarla a scuola alle 7.30 visto che inizia anche lui prima delle otto.

O che tu non mi dica che non puoi farmi fare aggiornamento perchè perderesti delle mie ore di lavoro “E tu hai già un part time…”.

O ancora che i grossi clienti, i lavori interessanti, le possibilità di carriera non vadano solo ai colleghi (uomini o donne) che possono stare in ufficio anche dodici ore al giorno, magari rendendo molto meno di quelle dodici ore, mentre io potrei lavorare da casa almeno la metà del mio orario contrattuale (e anche un po’ di più con un giovamento sullo stipendio) con un’efficienza decisamente maggiore.

Ecco, questo intendo per falsa conciliazione, perchè la conciliazione vera si ha quando si capisce che una donna che diventa madre non perde voglia di lavorare e stimoli professionali ma ha solo bisogno di aiuto organizzativo per poter continuare a svolgere la sua attività con i soliti risultati.

E voi che ne pensate?

 

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Commenti

  1. io nonj potrei svolgere il mio lavoro a distanza, ma rientro in full time per non ritrovarmi in una eventuale messa in mobilità con una miseria….l’addio alle trenta ore scatta domani e con un bagno solo e tutti ad essere fuori alle sette mezza penso che sarà un delirio.
    Parlando di permessi per malattia, mio marito aveva la possibilità di avere 45 giorni di permessi pagati per il bambino da usare come voleva ecco piuttosto che avere gironi a volontà non pagati avrei preferito una soluzione del genere inmodo da poter co-gestire i gironi di malattia

    • mammachetesta dice:

      E’ vero, molte persone non possono fare lavoro a distanza e lì più di tanto anche l’azienda non può fare. Però un servizio di nido aziendale sì che servirebbe in questi casi!
      E i 45 giorni di permessi pagati…wow! Questo sì che è sostegno!

      • mi sono dimenticata di scriverti che erano 45 giorni per i primi tre anni…ma li avessi avuti anch’io secondo me ne uscivamo bene lo stesso….e poi ti smebra che una settimana all’anno NON pagata sino agli otto anni ti sembra un aiutone???? e poi i sindacati si chiedono come mai la gente non lotta per i suoi diritti, il problema è che fino ad ora di lotte per la “famiglia” lavoratrice non ne hanno fatte.

  2. Che ne penso? Penso che essere mamma e “conciliare” sia la cosa più difficile e faticosa del mondo, soprattutto quando stai fuori tutto il giorno, guadagnando magari anche il doppio del marito, e poi torni a casa e trovi i letti da fare, la spesa da sistemare, i panni da lavare, stendere e stirare e lui che seraficamente sul divano ti chiede: “beh, che si mangia oggi?”
    Ops…sono un pò off-topic? Sorry. :-)))

  3. Cmq, scherzi a parte, il tuo post è molto interessante e pone un problema non facile da risolvere. Ne parlavo con una cara amica giorni fa. Lei lavora alla Consob, quindi ti parlo di una grossa realtà in cui realmente ci sono figure che possono fare lo stesso lavoro anche da casa, senza lo stress del traffico, del parcheggio e tutto il resto. La verità è che in Italia il telelavoro non ha ancora preso piede perchè le aziende “non si fidano” e direi che non è il periodo adatto per fare esperimenti. In questo momento io sto lavorando e parte del mio lavoro si fa da casa: programmazione, back office, inserimento dati, anche se ammetto che la parte più divertente è sul campo. Io ci ho lavorato in ufficio e posso dirti che può succedere che quello che fai in ufficio in 4 ore rischi di spalmarlo su 4/6 ore stando a casa, perchè ci sono molte più distrazioni e non sempre il nostro essere ligi al dovere paga. Non ti parlo solo per esperienza personale, conosco un pò di gente che lavora da casa e vorrebbe a volte avere un ufficio per isolarsi. Ci sono i pro e i contro, come in ogni cosa e le aziende li conoscono tutti, credimi. 🙂

    • mammachetesta dice:

      Forse parlo così perchè da noi non si compra manco la cancelleria on line perchè “Di internet non ci si può fidare”.
      Fai te come stiamo messi…

      • Ti dico questa: una mia amica ha pagato come sempre i 150 euro di condominio via internet e le è partito un bonifico verso nonsisachi di 15.000 euro. 🙂
        Normale che molti non si fidino.

  4. mammachetesta dice:

    Non lo sei! Ogni capo prima di essere un datore di lavoro è un uomo e molto spesso un marito.
    Se capissero quanta fatica ci va dietro la gestione di una casa e quanto sarebbe importante la collaborazione sarebbero anche più disposti a riconoscere il valore delle capacità delle donne e delle madri che possono gestire perfettamente un lavoro anche senza timbrare il cartellino.

    • Verissimo.. lui arriva a casa, si siede sul divano e aspetta. Io arrivo a casa, metto la tuta e comincio il mio secondo lavoro.. O meglio il primo.. Perchè è di quel lavoro che mi occupo la mattina appena sveglia preparando la colazione, i vestiti, la merenda, portando la bimba a scuola, scaricando la lavatrice etc..

      • Però francamente non capisco proprio perchè tu debba iniziare il secondo lavoro con lui sul divano … credo che li la colpa sia tua. Io lo lascerei senza cena e con tutte le mutande sporche. Cosa pensi che impareranno i figli da queste scene?
        Secondo me la prima cosa da fare sarebbe dividere il lavoro 50/50 dentro casa e credimi dentro casa lo strumento dello sciopero funziona alla grande: poi di conseguenza si modifica automaticamente pure sul lavoro, se anche i padri cominciano ad avere la loro responsabilità in famiglia.
        Io non penso che il tema della conciliazione debba partire dal presupposto che la donna deve anche occuparsi dei figli e della casa, perchè questa è una visione veramente maschilista. Sono i genitori che devono gestire le resposabilità familiari e via via condividerle anche con i figli che crescendo devono fare la loro parte. Altrimenti stavano meglio le nostre nonne, se il femminismo vuol dire che dobbiamo fare il doppio del lavoro!

        • mammachetesta dice:

          Concordo. Se non al 50% (è un cambiamento culturale che noi stiamo iniziando e che probabilmente sarà portato completamente a termine dalla prossima generazione) almeno un 60-40.
          Io vengo da una famiglia dove mio padre faceva i lavori al 50% con mia madre, mio marito no.
          Mediamo. Lui ha imparato a fare molto e io ad apprezzare comunque un cambiamento forte che ha fatto e continua a fare.

  5. Condivido in toto ciò che scrivi ed è davvero un peccato che le potenzialità delle nuove tecnologie siano ancora così poco sfruttate. Da quando, dopo aver perso il lavoro che avevo da 10 anni, mi sono ritrovata, per mancanza di alternative, a lavorare nell’azienda di lui che è un’azienda familiare sto cercando di modernizzare un po’ non solo la tecnologia, ma il modo di pensare (impresa ciclopica). Ho fatto cambiare l’impianto del centralino (gli apparecchi che avevano portavano ancora la scritta sip), ho razionalizzato le linee telefoniche (ce n’erano ben due inutilizzate), ho realizzato il sito internet, ora sto cercando di modernizzare il discorso posta elettronica che ora come ora arriva su un unico computer (assurdo)… Mi vorrebbero in azienda h24 ma io ho la bimba che, a dispetto di quello che pensa mia suocera, a quasi 9 anni non può essere ancora considerata adulta.. No il lavoro se non si è duri al pezzo non è lavoro e la cosa triste è che questo, almeno nel mio caso, è il pensiero di una donna che ha avuto tre figli (di cui si è occupata ben poco) e che tutt’ora che i figli sono grandi ha chi l’aiuta in casa sia per le pulizie che per lo stiro…ehm..Il part time per me è un’utopia, piuttosto l’esaurimento nervoso..tanto poi quello sarebbe un problema mio 🙂

  6. ciao bella, mi piace molto il tuo pensiero, e ora che ti leggono nascono altri spunti, ad esempio io avevo concordato, che metà delle ore dello straordinario si convertissero in flessibilità e quando ne avevo la necessità li utilizzavo, però è brutto dover lavorare facendo straordinario e utilizzarli in questo modo quanto la possibilità che hai menzionato è di gran lunga la migliore

    • Il telelavoro o il part time temporaneo senza ricadute sulla vita professionale (e sulla stima dei colleghi) sono davvero un’utopia per molte società, c’è sempre un prezzo da pagare.
      Quanto alla collaborazione in casa, è la chiave di tutto, se vogliamo cambire la mentalità maschile iniziamo a casa nostra!
      Ciao Sara, mi sono permessa dicitarti nel mio post! http://t.co/neMV5knz
      Baci e in bocca al lupo per la tua avventura con donna moderna!

  7. c’ è anche chi sacrifica parzialmente la propria carriera momentaneamente per poter stare con i figli. io ho fatto così, per qualche anno, in attesa di cambiare lavoro, di fare altro. il dramma è che a 30-40 anni con famiglia nessuno ti prende più. Non c’è flessibilità in Italia, nessuno considera che chi ha figli non è solo vincolato a orari e malattie m può avere un valore aggiunto.

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