Io e la tigre

Ci siamo, l’ho finito.
In tre giorni scarsi.
Perchè io questo libro l’ho amato.
Mi aspettavo un mattone pesantissimo tutto “Vi dico io come crescere i figli” e invece no.
A parte essere scritto molto bene, è un concentrato di dubbi, di vita vera, di soluzioni da trovare, di nuove strade da accettare.
E poi ammettiamolo: mi ci riconosco in Amy Chua.

Questo è fondamentalmente un post di outing: io sono una mamma tigre.
Ok, non costringerei mai mia figlia a non vedere gli amici o a esercitarsi 6 ore al giorno con uno strumento, ma ci sono cose in cui io e l’autrice siamo molto simili.
Ecco una lista (mon amour!!!):

  1. credo ciecamente nel valore del lavoro duro. Alle elementari facevo gli esercizi di matematica di mia sorella (ha 5 anni più di me) e alle medie leggevo i suoi stessi libri (fra cui il “Nome della Rosa” facendomi tradurre il latino da mia madre). Quando alle superiori ho avuto problemi di matematica (seri, rischiando di essere rimandata) ho semplicemente iniziato a studiare 4 ore al giorno solo quella. In tutto 6 ore di studio al giorno visto che il resto era come bere un bicchier d’acqua. 
  2. credo altrettanto ciecamente nel rispetto per le regole e l’autorità (genitori in primis ma anche nonni, insegnanti, catechisti, adulti in genere) e penso che se una regola non ti piace devi lavorare per dimostrare di avere ragione e cambiarla ma non puoi infrangerla finchè vige, e penso anche che se qualcuno sopra di te ha idee che non ti piacciono allo stesso modo dovrai lavorare per fargliele cambiare o per cambiare proprio lui (se si può fare…ovvio non parlo di genitori o parenti) ma finchè c’è lo devi rispettare e anche le sue regole.
  3. penso che i figli debbano obbedire ai genitori in quanto genitori, senza discussioni. Ok fare proposte o cercare di far cambiare idea, ma ribellione e capricci per me stanno a zero…non ne voglio sentire in casa mia (e finalmente sto convincendo DaddyBear che ho ragione).
  4. penso che ci si debba sempre confrontare con i migliori e non con i peggiori
  5. credo nel rinforzo positivo ma anche in quello negativo: se una bambina più piccola di Belvetta sa mettersi le scarpe e lei no, glielo faccio notare per spronarla dicendole “Tu sei anche più capace di lei ma non lo fai perchè ti sa fatica e questo non va bene”. E funziona alla grande.
Ok, ora penso di essermi giocata molte amicizie ma questo è onestamente ciò che penso.
Penso che i figli vadano instradati anche se bisogna stare attenti a insistere su quelle che sono cose per cui sono portati e che apprezzano se no non funziona (vedi appunto il finale del libro).
Queste cose sono quelle che mi hanno insegnato i miei genitori a cui rimprovero solo una cosa: non essere stati più “cinesi” quando ho scelto di mollare il pianoforte.
Facevo la seconda media ed ero molto brava ma avevo un’insegnante pazza. In due settimane voleva che preparassi 20 pezzi: 10 per il saggio di fine anno e 10 per l’esame con la commissione esterna (era una scuola parificata ai conservatori).
Ho sbroccato ed ho mollato. 
Mia madre tentò un po’ di farmi sentire in colpa, ma purtroppo non aveva abbastanza competenze in materia da capire che il problema non era la mia poca voglia ma un’insegnante fuori come un terrazzo. Se mi avesse aiutato a cambiare insegnante (avrei comunque dovuto rimandare almeno l’esame) ora saprei ancora suonare bene.
Ma non è stata del tutto colpa loro: non avevano molti soldi, anzi proprio pochini, per permettersi un’altra scuola (le altre in zona erano costosissime) e non avevano il tempo materiale di mettersi lì a farsi una cultura sul pianoforte e la sua didattica tali da poter contestare l’insegnante.
Per questo so quanto sia importante a volte “forzare” i figli ad andare avanti in un momento di crisi in una certa attività.
Da queste “attività” escludo la scuola, per la quale ritengo che il massimo impegno e ottimi risultati debbano essere scontati…non mi interessa che lavoro farà mia figlia da grande ma spenderò ogni mia energia perchè arrivi almeno a una laurea triennale.
Se poi sceglie di fare la fornaia, il manovale o la “ballerina di hula” (sogno ricorrente mio e di mia sorella durante gli anni di università) non mi interessa, ma prima studieràossestudierà.
Penso seriamente che la libertà di scegliere completamente la propria strada fin da piccoli sia un’opzione sopravvalutata nella nostra cultura. Penso che ci siano regole che non vadano necessariamente discusse o ragionate coi figli.
Ti dico che si fa così per questo tale motivo.
Dopo di che non ci sono discussioni in merito.
Si sta composti a tavola e si vuota il piatto perchè se no ci si sporca e perchè davanti a milioni di persone che muoiono di fame ci vuole rispetto nel gestire il cibo.
Così se credi di non finire il piatto ne prendi meno e magari poi ti servi ancora se hai fame.
Perchè proprio questo esempio?
Perchè oggi Belvetta ha chiesto “tante patate” e poi non le ha finite sedendosi per terra in un sit in di protesta perchè io le dicevo di finire il piatto. Le sono andata vicino col piatto perchè lo finisse e lei me lo ha lanciato addosso.
E’ filata in camera sua fino a che non ha chiesto scusa, dopo di che l’ho fatta addormentare e sa già che non deve chiedere nulla fino a cena perchè non lo avrebbe.
Tranquilli, non le farò studiare violino 10 ore al giorno 365 giorni l’anno festività e vacanze comprese, non la insulterò e non la chiuderò fuori in gonna e golfino con 5°! E cercherò sempre di capire se è giusto forzare un po’ perchè superi un momento di stanca o se è ora di cambiare percorso.
Ma non sono nemmeno disposta a crescere una figlia ribelle, indisciplinata, svogliata e sciatta.
E sono disposta, se non mi ascolta al primo colpo, ad essere rigida.
Perchè col senno di poi il “grazie” ai miei genitori diventa ogni giorno più grande.

Commenti

  1. agrimonia dice:

    la penso come te sullo studio, sulla possibilità di avere un bagaglio culturale (col senno di poi avrei studiato di più, ma come per te i miei non erano in grado di capire la strada da consigliare) e sul rispetto delle regole.
    Dici certe regole non sono negoziabili? ecco adesso con Prince abbiamo sperimentato persino un tavolo di trattative con rispettive proposte, ma gli ormoni stanno avendo la meglio e questo periodaccio che si chiama adolescenza sta avendo la melgio su qualsiasi regola e buon senso…a volte mi sento anch'io mamma tigre, ma nel senso che gli darei una zampata in faccia.
    Di base è importante avere una linea propria da seguire, una linea da ritrovare quando non per nostra volontà ci si allontana dall'obbiettivo

  2. decisamente leggerò questo libro…la penso come te, praticamente su tutto…anche sul rinforzo "negativo", che può diventare uno stimolo (quando gnomo non vuole andare in camera da solo o cose simili gli faccio notare che i bambini della sua età ste cose le fanno eccome)…sono completamente d'accordo sullo studio, voglio che capisca fin da ora quanto è importante, e sul rispetto per gli adulti con cui ha a che fare, genitori, insegnanti, nonni, tutti…è difficile, molto difficile indirizzare i nostri figli, ma scegliere una linea educativa e seguirla alla lunga darà i suoi risultati…

  3. Di base sono d'accordo con te, tranne che sui paragoni (farle notare che la bambina più piccola sa mettersi le scarpe): cioè capisco il senso positivo che per te ha fare quel paragone, però non so, io da piccola ho sofferto molto per il fatto che i miei genitori mi paragonassero agli altri… ma magari ero ipersensibile io! Sul rispetto delle regole e dell'autorità invece la penso come te, e anche sul duro lavoro anziché fermarsi alla prima crisi!

  4. Tendenzialmente la penso come te. Oggi più che mai servono regole e guide. Il mantra di casa è "fiducia, rispetto reciproco e per guadagnarsi qualunque cosa è necessario tenere un certo comportamento".
    Lentamente stiamo vedendo i frutti.

  5. Credo che alla fine ognuno trovi un suo modo, penso che sia bello non avere certezze e formule esclusive, e non mi pare il tuo caso. In quanto ai paragoni io ero in una scuola elementare dove le classi erano unificate, mio fratello era bravissimo e me lo hanno fatto pesare molto. Diciamo che le mie seghe mentali sono nate anche grazie a questo

  6. Io ho avuto una mamma tigre. E nonostante fossi sempre la prima della classe, niente le andava mai bene. Ancora oggi fa paragoni con cugine e conoscenti… E io ne esco, guarda caso, sempre perdente.
    Approccio che usava solo con me, mentre con mio fratello no.
    Abbiamo un rapporto pessimo, per questo motivo sono sono fermamente convinta che l'approccio della mamma tigre non funzioni. Maggiori dettagli nel mio ultimo post 🙂

  7. Tutta, tutta la linea.
    Voto e quoto, ma già lo sai.
    Specialmente per come ha il carattere mio figlio, che se lasciato a briglia più sciolta, sarebbe poco recuperabile e molto in fretta.
    Quoto, la mia amicizia non la perdi.
    E ci manca ancora.
    Anche io, con un percorso e un'educazione simili se non identici alla tua, ogni giorno di questa vita ringrazio i miei genitori per i momenti in cui mi han fatto sentire la loro autorità (non autorevolezza, proprio autorità del "perchè lo dico io"), come in quelli in cui mi hanno comunicato amore.
    In entrambi i casi mi hanno educato al mondo e così io farò con mio figlio.
    Bel post.
    Grazie.

  8. non è che siamo sorelle e non lo sappiamo?
    cioè sono esattamente come te..
    è duro essere una mamma tigre, ma spero che crescendo i risultati siamo molto buoni… già adesso sono abbastanza soddisfatta. anche se al meglio non c'è mai fine.

  9. Mammachetesta dice:

    Sui paragoni: io per impostazione sono una di quelle madri che non loda la figlia se non in casi eccezionali. Nel senso che detesto i genitori "mamma come è bravo mio figlio che a 5 anni non lo devo imboccare". E vi assicuro che ne vedo una marea.
    Certo che non può essere che uno ne esca sempre male. Il rinforzo anche se negativo deve essere RINFORZO. Tu vali tanto quanto X e anche di più quindi dimostralo!
    Mia madre faceva continuamente paragoni fra me e mia sorella. Lei era quella "Bella e seria e diligente" io quella "Intelligente, cazzara e casinista".
    Onestamente aveva ragione. Non è che non abbia lasciato il segno e infatti io ho un pessimo rapporto col mio corpo e non mi vedrò mai bella.
    Però devo ammettere che mi ha anche gli strumenti per capire questo, per rielaborarlo e tenerlo a bada. E infatti non ho mai avuto disturbi alimentari o gravi patologie su questo argomento.
    E comunque questo è di importanza enormemente inferiore dei valori che mi ha trasmesso: impegno, fantasia, desiderio di farcela, capacità di affrontare nuove sfide, di superare me stessa e di imparare cose nuove fino a che avrò un briciolo di fiato in corpo.
    Voglia di migliorare me stessa e il mondo in modo attivo, partecipe, rimboccandomi le maniche e lavorandoci.
    Quello che secondo me traspare dal libro, o per lo meno quello che prendo io, è che regole, rispetto, impegno sono valori imprescindibili che vanno trasmessi ai figli anche quando sono recalcitranti perchè su di questi si basa la costruzione di una personalità forte, sicura e consapevole.
    Amo immensamente mia figlia, ma penso che uno dei modi di trasmetterle questo amore sia anche insegnarle il rigore morale e il rispetto.
    Ma io sono una che non potrebbe mai iscrivere sua figlia a una scuola montessoriana o steineriana. Ok magari fino alla materna (e poi e poi) ma dopo?!!? Assolutamente no: metodo e rigore per me sono impagabili.
    So che non sono "a la page" ma non posso farci nulla, non approvo il metodo "ti do' gli strumenti e poi decidi tu quando usarli". Mi fa venire i brividi.
    Qua parliamo di scuola e per me che sono un'anima scientifica e metodica le regole e la disciplina sono fondamentali.
    Ripeto: è solo la mia opinione ma io nella lode sperticata ai figli, nella giustificazione a oltranza, nel "gli lascio i suoi tempi e deciderà lui/lei" non trovo una dimostrazione di indefesso amore.
    Con questo non dico che i figli vadano insultati come racconta l'autrice nel metodo cinese, figuriamoci! Però mi sembra dia spunti interessanti di riflessione.

  10. Mammachetesta dice:

    @Lara visto che fai riferimento ad un altro post voglio pensare che tu non sia un troll e ti rispondo (scusa ma non avendo un account e un blog su cui "fare verifiche" il dubbio purtroppo viene): mio marito non mi tratta come uno straccio.
    E' una persona intelligente e rispettosa solo che non mi vede più come una moglie.
    Sono un'amica, una sorella, la madre di sua figlia ma una donnamoglieamante no.
    Qui sta il nostro fondametale problema. Nel fatto che io invece lo vorrei.
    I caratteri diversi li si ha tutti, trova una coppia in cui non si litiga o in cui lei non lo ammazzerebbe proprio ogni volta che sta male e si lamenta…così almeno la pianta ed ha un VERO motivo per sentirsi in fin di vita!
    Le regole mio marito le sa: non ti azzardare a mettere in dubbio il mio amore per Belvetta, lasciami gli spazi per uscire e vivere la comunità, tieni i tuoi a sufficiente distanza da non farmi sentire la loro invadenza.
    Quando viola queste regole fondamentali scatta il casino e urlo.
    Ma non mi ha MAI trattata come uno straccio. MAI. E' una splendida persona trincerata dietro un muro di incapacità affettiva e rapporto morboso con la sua famiglia che pensando di amarlo immensamente ne ha fatto un disabile dell'amore.
    Per questo infatti sono così rigida con Belvetta.
    Perchè ho davanti il risultato del "Come è bravo il mio bambino nessuno al mondo" e non voglio che succeda a mia figlia.

  11. ferrea nelle regole solo con Belvetta?e con tuo marito che ti tratta come uno straccio?

  12. Mammachetesta dice:

    @la volta buona però a quell'età è facile arrendersi davanti a un momento di stanca o a un ostacolo. In quel caso credo che i genitori debbano sapersi mettere in ascolto, capire se davvero è una strada che non fa più per il figlio o se è meglio forzare per aiutarlo a superare l'empasse.
    Il che può voler dire cambiargli scuola (che sia corso di studi, allenatore, insegnate di musica o recitazione, ecc…) anche, insomma prendere decisioni drastiche, ma bisogna capire se è solo un ostacolo temporaneo o un rifiuto totale.
    Se c'è bisogno di una pausa o di un deciso stop.
    Probabilmente a quell'età dovranno cambiare i metodi, ci si dovrà inventare strade alternative, ma il succo resta che a volte i figli vanno portati oltre l'ostacolo.
    A me spiace che i miei non abbiano avuto il modo (o la caparbietà) di farlo.

  13. Ho appena letto il post di un amico che è completamente opposto al tuo. Me sa che prima o poi lo scriverò anch'io un post del genere. Mi deve venire l'ispirazione però!
    Tranquilla…ancora amiche!! :-))

  14. Io penso che sia possibile , e spesso opportuno, fare la mamma tigre più o meno fin verso il decimo anno di età dei pargoli, già verso l'undicesimo potrebbe esserci qualche problema. Dai 12 in poi fare la mamma tigre è assolutamente controproducente NELLA MIA ESPERIENZA, a meno di aver allevato piccoli autonomi senza spirito critico e/o personalità, alias piccoli soldatini ubbidienti.
    In caso contrario sarà l'adolescenza dei pargoli stessi a nebulizzare tutti i dictat professati fino a quel momento. Loro cresceranno e noi/voi cresceremo con loro (crescere = cambiare-evolversi-maturare-rivedere le proprie opinioni).

  15. Mammachetesta dice:

    @ Daniela io onestamente non vedo perchè lodare una cosa che giá faceva prima e ora no. Come il pulirsi: a quasi 4 anni sai farlo quindi perchè devi chiamare? Ti loderò se fai qualcosa di extra o nuovo o per prima rispetto a chi ha la tua età ma per il resto non ne vedo la necessità.

    @La volta buona concordo per molto ma non per tutto. In fondo restiamo genitori e per me c'è un limite che coi genitori non si supera. Io sono l'adulto e mia è l'ultima parola. Ascolto le tue ragioni ma se penso siano sbagliate si fa come dico io. Non tutto è negoziabile.

  16. Mammachetesta dice:

    @Cocchina non mortificare ovviamente, ma paragoni costruttivi sì (con Belvetta è l'unica cosa che funziona visto che detesta che qualcuno sia più bravo di lei) e la resa totale è incondizionata se è sui fondamentali la esigo eccome.
    Se ti dico "Prendi meno cibo nel piatto" e tu "No, lo voglio tutto!" e poi non lo finisci e mi lanci pure addosso il piatto…beh cavolo se pretendo resa incondizionata!
    Belvetta non ha problemi di comunicazione, si esprime molto ma molto bene e se pretendo da lei è perchè so che è in grado di farlo o perchè, come sul cibo, penso che ci siano valori fondamentali da rispettare. E visto che glieli abbiamo spiegati più volte in modo accessibile alla sua comprensione PRETENDO che rispetti le nostre regole.
    Non negozio con una bambina di nemmeno quattro anni i principi base dell'educazione.
    Vedo troppi bambini o adolescenti prepotenti, prevaricatori e fin cattivi perchè si è tollerato un certo comportamento in nome della comprensione e del "parliamone".
    Non è quello che voglio per mia figlia.
    Io la tratto con rispetto e la ascolto, le spiego il perchè delle regole e appena posso decidiamo insieme.
    Ma ci sono cose su cui non può decidere lei, e se facciamo un patto si rispetta e basta.

  17. Anonymous dice:

    Domanda da persona che non ha letto il lbro, ma ne aveva solo sentito parlare…

    Ma con i bimbi piccoli, la mia è quattrenne, non è meglio puntare soprattutto sul rinforzo positivo? Nel senso ha fatto una cosa bene, la lodo in modo che lei ne sia orgogliosa e sarà contenta di rifare quella cosa, e bene.
    Non sto parlando di lodi sperticate o lodi per le stupidaggini, ma che ne so quando si pulisce da sola dopo l'uso del vasino invece di urlare FATTAAAAA, dirle "brava, proprio come le bimbe grandi" invece che solo "rimproverarla" quando mi chiama perchè lo faccia io…
    o al limite il rinforzo positivo insiene a quello negativo tipo farle notare che non si dice HO SETE ma "per favore posso avere l'acqua", e farle una piccola lode (l'hai detto proprio bene) quando da sola lo dice in modo giusto (siamo nella fase in cui non vuole dire perfavore/grazie pur avendoglielo inculcato… a 18 mesi lo diceva già)

    + un piccolo commento sulle mamme tigre cinesi – un'amica di mia madre ha una nuora cinese + 2 nipotine <10 anni molto brave a scuola (là)- una delle due ha confidato alla nonna che non riusciva a dormire in quanto non sapeva come dire alla mamma che aveva preso 9 invece del solito 10 - mi ha fatto molta tristezza...
    Ciao
    Daniela

  18. Sul fatto che i figli vadano portati oltre l'ostacolo siamo d'accordo. Quello che "contesto" è una certa rigidità che mi è sembrato emergesse da quanto hai scritto e quello che volevo dire è che questa rigidità può essere buona cosa fino a una certa età, dopodichè le dinamiche, secondo me devono cambiare nel senso che bisogna essere pronte a mettersi in discussione, in tutto.
    Questo non significa calare le braghe, assolutamente. Però per esempio il "non si fa perchè lo dico io", oppure "si è sempre fatto così e anche tu devbi fare così" o altri imperativi di questo tipo possono essere controproducenti se non addirittura dannosi.

    Insomma, non voglio fare un trattato sull'adolescenza o fare la saputa, però veramente, l'adolescenza di un figlio ti cambia. Se ti poni nel modo giusto ti fa crescere, altrimenti ti devasta.
    Il tutto salvo eccezioni di ragazzini/e che non subiscono grossi stravolgimenti della personalità in fase adolescenziale,che comunque esistono. magari sarà il tuo caso 😉

  19. Le regole servono, la fermezza pure. Ma molte volte, quando lavoravo con i disabili primi, e con i miei figli ora, prima di fare o di proseguire un "intervento" mi chiedo "é così che io vorrei essere trattata?Se non potessi parlare (perchè disabile) o comunicare esattamente i miei bisogni (perchè bambino), in che modo vorrei che si comunicasse e ci si comportasse con me?". Il che non vuol dire soprassedere al rispetto di regole decise perchè funzionali al benessere del singolo o del gruppo, ma significa non mortificare, non fare paragoni, non pretendere la resa totale e incondizionata. Io, se qualcuno mi tratta così, non rispondo.

  20. cara Mammachetesta, ti leggo sempre molto volentieri e ho stima per te. Dopo questo post confermo ulteriormente la mia idea di te come mamma con le palle quadre! 🙂 Mammaatorino

  21. Mi dispiace che mi consideri un troll ma io non ho nessun blog e nessun sito è solo che leggo i blog delle altre mamme.forse sono stata un pò frettolosa ma mi dispiace vedere donne belle dentro e fuori che soffrono così tanto….Grazie anche a quello che scrivi ho imparato che non bisogna dare per scontato l'amore dei mariti-compagni e che quindi quando il mio non riesce a resistere se passo davanti a lui magari mentre mi sto vestendo non è assolutamente la normalità.Mi scuso ancora se ti ho in quanche modo ferita ma penso che ognuno di noi meriti di essere amata e desiderata…. Lara

  22. Passo di qui dalle lezioni di stile 😉 e sono affascinata da questo libro, che crea tante polemiche e ormai credo dovrò comprare pur non avendo figli. Volevo solo aggiungere ai commenti, occhio al rinforzo negativo. Perché funziona SOLO se reiterato nel tempo (dopo un po' l'effetto rinforzo sparisce anche nei bambini) e se applicato come metodo educativo (tra gli altri metodi) gli effetti sono quelli immaginabili. Il rinforzo positivo invece è più forte e duraturo (e non mina l'autostima). Solo questo.

  23. Anonymous dice:

    ti quoto al cento per cento in tutto ciò che hai scritto!
    forse i genitori di alcuni di quei "manifestanti" (con tante scuse ai veri manifestanti)di roma avrebbero dovuto leggere questo libro prima di lascare che i loro "cani sciolti" rovinassero la capitale e la vita di tanti suoi abitanti
    mammmina74

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