Per loro

Continuo a pensarli.
Guardo gli adolescenti figli di miei amici e penso “potevano essere loro”.
Guardo mia figlia e mi chiedo come un essere umano possa fare questo.
Quanto può essere grande la crudeltà? Quanto la follia?
Non c’è ragione in questo.
Non ci sono scuse.
C’è solo la morte di quei ragazzi, la disperazione di chi è rimasto, l’incredulità del mondo intero.
Forse accettiamo meglio il kamikaze che si immola e muore per la sua causa. Ci sembra una giustizia in più il suo pagare con la vita la morte inflitta.
O solo più probabilmente ci aiuta non dover più vedere il suo volto, ascoltare le sue irragionevoli ragioni. Forse ci fa chiudere prima i conti con il dolore.
Ma lo sterminio per il progetto, l’uccidere per poi essere ipotetico autore di una ricostruzione, portatore di un messaggio…questo è ancora più lacerante.
Perchè quel volto lo rivedremo, la sua voce la sentiremo e non potremo non pensare a chi è morto con quella voce di odio nelle orecchie.
E uno sparo in faccia, alla schiena, al petto.

In tutto questo colpisce ciò che racconta uno degli eroi per caso di questa come di tutte le tragedie. Marcel Geffe, un ex militare in campeggio di fronte all’isola ha fatto 5 viaggi per cercare di salvare più vite possibili. Nel suo racconto dice: «Tutti cercavano di aiutarsi l’un l’altro, implorandomi di salvare il proprio vicino prima di se stessi».
Tu mi dai la morte? E io rispondo dando vita al mio prossimo.

E ancora il premier Norvegese che ci dà un messaggio di una forza incredibile, lui che su quell’isola aveva due figli salvi per miracolo: «Nessuno può sperare di metterci a tacere o distruggere la nostra democrazia».
E anche il sindaco di Oslo: «Non penso che la sicurezza possa risolvere i problemi. Dobbiamo insegnare di più il rispetto».
Non rinunciare alla democrazia, insegnare il rispetto e non la paura e il controllo.
Detto da chi venerdì poteva perdere ciò che ha di più prezioso è un messaggio che tutti dovremmo ricordare bene.

Commenti

  1. Concordo pienamente.

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