Mai dimenticare!

Mio nonno fu fortunato.

Dopo che lo catturarono mentre cercava di rientrare in Italia dopo l’8 settembre finì in un campo di concentramento (non mi volle mai dire quale) ma fu “distaccato” presso la casa di un gerarca nazista che aveva una fattoria. Lì non si moriva di fame.
Suo fratello rimase al campo e quasi non ne uscì. Ma fu fortunato pure lui.
Tornarono a casa nel 1946. Mio padre aveva 6 anni. Non si erano mai visti prima.
Per tutta la vita ho sentito mio padre dire “Mamma di a mio padre questo e quello“.
Ancorchè fortunati, comunque, quei reticolati hanno tolto loro molto: l’amore e la confidenza di un figlio con suo padre.
Non dimentichiamo.
Mai.

Commenti

  1. è la storia di mio suocero. un giorno un signore che credevano morto ha suonato alla porta "sono tuo papà". questa cosa ha avuto molte conseguenze…

  2. non deve accedere mai più.

  3. Assolutamente fondamentale la Memoria. Quel passato è una croce che DOBBIAMO portarci sulle spalle. Tutti.

  4. Mio nonno non fu così fortunato. Fu spedito a Mathausen. Nei giorni precedenti la liberazione, i tedeschi cercarono di trasferire i prigionieri. Mio nonno era in infermeria, i suoi compagni lo fecero fuggire perchè gli ammalati venivano uccisi e lasciati li. Durante la marcia, alcuni dei suoi comopagni lo portarono in spalla, ma dopo un po' non ebbero più la forza per farlo. Quando fu chiaro che non poteva proseguire, venne ucciso. A colpi di calci di fucile, per risparmiare le pallottole.
    Oggi di lui resta un nome su una lapide, nel Memoriale della sua città che ha dato tantissimo alla resistenza. Ed è un nome (si chiamava Libero) su una pergamena, quella per il conferimento della medaglia d'oro al valor civile, conferitagli per la lotta continuata "fino al sublime olocausto della vita".
    L'altro mio nonno, Abele, è stato fatto prigioniero anche lui, ma era un prigioniero militare, non politico. E' stato detenuto in un campo di lavoro, non di sterminio. Non era il Ritz, ma almeno li nutrivano. I prigionieri uscivano ogni giorno per andare a lavorare nelle fabbriche tedesche. Mio nonno aveva l'abitudine di camminare con le mani incrociate dietro, sulla schiena, e le donne tedesche quando riuscivano, infilavano pagnotte e pezzi di formaggio in quelle ed in altre mani.

    Per ricordare anche che non tutti i tedeschi erano nazisti assassini.

    A.

  5. mio zio tornò nel 46, e anche di lui pensavano fosse morto…per anni ha avuto una strana febbre, nell'ignoranza e nella superstizione di allora pensarono a qualche fattura…non ha mai parlato di cosa gli hanno fatto…lo so grazie ai racconti di mia nonna…

  6. avevo postato un commento ma non lo vedo più. forse era troppo lungo? mi ero lasciata prendere dai ricordi…..

  7. è la storia di molti, purtroppo. grazie rj.

  8. Grazie Rj…

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