Consapevolezza e incomprensione

Sono consapevole che avere avuto Belvetta sana è in parte predisposizzione genetica e in gran parte CULO (che si fotta il crossing-over cromoscomico!).
Sono consapevole del fatto che se ci fossero stati problemi avrei cercato per prima cosa di capire QUALI.
Che tipo di vita l’avrebbe attesa? A cosa l’avrei portata di fronte se l’avessi fatta nascere comunque?
Limitazioni o sofferenza incontenibile?
Perchè si vive? Perchè si nasce? Perchè si muore?
Tutte domande che mi hanno ballato nella testa per i 20 giorni in cui ho aperto la cassetta della posta e l’ho trovata vuota dopo l’amniocentesi. Al 21esimo la busta era lì. Ormai sapevo che quasi certamente non c’erano problemi. Erano stati chiari all’ospedale: se qualcosa non va non scriviamo ma chiamiamo.
Per quella frase “cariotipo XX-normale” messa nero su bianco era stata un gran sollievo.
Sono consapevole che per me la CONOSCENZA è la base: se non sia non puoi decidere. Se ti privi della possibilità di decidere subisci e non scegli. Non penso che il non sapere sia una scelta a priori. Penso che sia la paura di ognuno di noi di cosa farebbe davanti alla possibilità di scegliere.
In fondo ognuno di noi fino a che non si trova in una di queste situaizoni è come Eva e Adamo prima di incontrare il serpente. Non ha problemi perchè non deve scegliere. E’ DOPO che iniziano i casini, quando la scelta c’è.
Ma io ricorderò sempre cosa mi disse un amico il cui figlio haa una rarissima malattia genetica (che però non gli impedisce di essere un meraviglioso bambino…noooooooooo…ragazzino ormai…cacchio son vecchia): “Quando sarai incinta fa l’amniocentesi. Noi abbiamo perso due anni in giro per medici per avere una diagnosi. Non farlo. Non perdere tempo”.
Non l’ho fatto anche perchè a volte penso che il non voler scegliere sia perchè abbiamo bisogno di alleggerire la nostra coscienza e non di compiere un atto d’amore.

Però non comprendo. Non comprendo come si possa giudicare una scelta così intima, dolorosa, lacerante.
Un pezzo di te che viene strappato via. Un pezzo che non ti sei “ritrovata” come il naso o gli occhi, ma un pezzo che hai voluto fosse in te, con te.

Non comprendo nemmeno perchè la scienza medica avanzata va bene quando prolunga artificialmente la vita (e magari dolorosamente e poco dignitosamente e contro la volontà del diretto interessato), ma non quando può permettere a una nuova vita di nascere sana. Soprattutto qunado parliamo di malattie genetiche devastanti, invalidanti.
Non parlo della possibilità un giorno di contrarre un tumore. Parlo della CERTEZZA di non arrivare all’anno di vita.
Perchè?

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Commenti

  1. Non abbiamo fatto l'amniocentesi, ma mi sono chiesto mille volte e anche di più cosa avrei fatto, come mi sare comportato e che papà sarei stato se il mio ometto non fosse stato sano.

    Ruben

  2. io di Bimba ho fatto la villocentesi per via della mia età (38), appunto perchè in caso di malattia avrei abortito ed avrei potuto farlo senza partorire, non volevo dare un peso a Prince ed egoisticamente anche noi volevamo una vita tranquilla.
    Una mia amica di blog ha una malattia genetica ed il suo primo filgio ce l'ha, ha voluto provare una seconda volta,non avendo soldi per andare all'estero per selezionare gli embrioni ha dovuto affrontare un aborto terapeutico perchè anche il secondo sarebbe nato così, dare la possibilità ad un figlio di nascere sano è importante

  3. condivido ogni tua singola parola.A me la villocentasi l'anno detta per telefono dopo pochissimo…4 giorni, e il "campione dei villi" ha viaggiato in largo per l'italia con SDA courier…Palermo-Brescia.Conoscevano la "scure" che pendeva sul nostro capo, 25% figli malati,di quelli che non arrivano a un anno…in questi casi non puoi, non devi, non sapere.Chi giudica lo fa solo perchè nella vita gli è filato tutto liscio.E si arroga il diritto di vivere nell'ignoranza.bleah!!:-L

  4. Che duri un giorno, un anno o 100 anni, sana o malata, una vita ha un valore che non possiamo comprendere e non possiamo assolutamente decidere se può essere o no. Non fare nascere un bimbo malato non è per il suo bene, ma per l'incapacità dei genitori di portare quel peso. Io invece non potrei vivere con il peso di avere spento una vita.

  5. Che duri un giorno, un anno o 100 anni, sana o malata, una vita ha un valore che non possiamo comprendere e non possiamo assolutamente decidere se può essere o no. Non fare nascere un bimbo malato non è per il suo bene, ma per l'incapacità dei genitori di portare quel peso. Io invece non potrei vivere con il peso di avere spento una vita.

  6. @Oh mamma, io ho visto genitori che la pensavano come te maledirsi per aver inflitto quella sofferenza alla loro bambina.
    Io penso che appunto non sia "per il loro bene" nemmeno farli nascere. E' come dici tu: per non portare il peso di avere scelto.
    In ogni caso è per non portare un peso.
    E chi soffre non c'entra nulla. Per questo ho detto che si deve sapere.
    Perchè la scelta deve essere consapevole.
    Rifiutare di sapere significa rifiutare di affrontare i propri demoni, significa che non si è certi di una scelta ma semplicemente troppo deboli per farne una.
    E comunque ci si deve trovare. La teoria sta a zero.

  7. @ohmamma:io non potrei sopportare di consegnare una creatura a respire solo con le macchine, a sopravvivere piuttosto che vivere.In ogni caso le nostre scelte si basano su ciò che noi non sopporteremmo.E il discorso è tutto lì.La differenza è che io so a cosa andrei incontro.

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